Note sull’Elogio dell’Osteria di Andrea Pennacchi.
Mi ha riportato alla giovinezza in provincia di Varese, che poi immagino non sia stata tanto diversa da quella veneta o da quella di altre città di pianura che ben sono state raccontate nel film di Francesco Sossai dove peraltro il Pennacchi ha una parte.
Leggendolo ho rivissuto il ricordo di quei bar e osterie fumose degli anni ’80, la miriade di personaggi eccentrici che potevi incontrare, la trafila alcolica che andava dalle birrette ai vini di scarsa qualità fino a sfociare nel variegato catalogo di liquori e amari.
È passata un’era geologica, ora l’alcol è visto come il male assoluto, facendo poca distinzione tra un superalcolico e un vino. Qualcuno vorrebbe imporre i vini dealcolati ma per quanto mi riguarda sono improponibili, meglio un succo d’uva se proprio non posso gustarmi un bicchiere di vino. Ma vuoi mettere il piacere di mettere il naso su un Amarone e sentirlo scorrere nel palato per poi scaldarti il cuore e inondarti di piacere?
Pennacchi a proposito dell’Amarone racconta: “Quando ho bevuto il mio primo bicchiere di Amarone, mi è spuntata una lacrima dall’occhio. Ché si sente che nasce dal saver fare, guadagnato nel tempo, con la sapienza e la fatica e la fortuna, le preghiere e le bestemmie di gente nata in vigna. Che il vino viene buono perchè sei stato bravo tu, o perchè è stato bravo il vento.”
Anche solo per questo estratto vale la pena leggere il nuovo libro di Andrea Pennacchi edito da People. Il capitolo finale “La leggenda del santo bevitore” è un racconto esilerante imperdibile… se poi è accompagnato da un calice di Amarone il godimento è garantito.
Fuori, ma molto fuori Salone. Al limite della periferia, dove finiscono i marciapiedi perfettamente puliti e gli edifici industriali riadattati a spazi espositivi di via Tortona.
Li dove i palazzi rinunciano ai vetri a specchio e assumono tinte pastello. Lì c’è uno spazio così piccolo che la selezione all’ingresso non serve. Lì puoi toccare con mano lo splendido design industriale di una borgognotta e vedere le geometrie disegnate sul calice da vini diversamente alcolici. Dimentica le insostenibili plastiche fluorescenti e ammira le trasparenze del vetro per poi lasciarti conquistare dal suo contenuto. Vini rigorosamente ‘handmade in Italy’ da viticoltori artigiani.
Per la week, dal 22 al 25 aprile, al calice trovi:
Alta Langa, Cascina Fonda – Spumante Metodo Classico 36 mesi sui lieviti, 100% Chardonnay.
Offida Pecorino 2023, Terre d’Arengo
Take it Easy 2024, Cantina La-Vis e Valle di Cembra – Bianco PIWI da uve Bronner, Johanniter e Souvignier Gris
Mores 2024, Cantina Pigreco – Rosso di Dolcetto 70%, Barbera 30%
In più oggi, mercoledì 22 aprile, apro una campionatura del primo vino PIWI delle Marche, il Senzaco’ dei Vigneti Santa Liberata. Vino bianco da uve di Soreli, un incrocio del Friulano (ex Tocai) con il Kozma 20-3 che ha donato le resistenze alle malattie fungine della vite. Sarà interessante sentire cosa ne pensi tu!
I racconti sui vini di Lino Maga mi avevano convinto ad acquistare alcune bottiglie di Barbacarlo per l’enoteca, aspettavo l’occasione di aprirne una ed è arrivata nell’ambito di una serata che ho organizzato con una coppia di clienti ai quali avevo inizialmente proposto la degustazione di 4 vini dell’Oltrepò prodotti da Pietro Torti di Montecalvo Versiggia, tutti in purezza e vinificati in acciaio: Uva Rara, Croatina, Pinot Nero e Barbera. Vini che hanno evidenziato le differenze varietali e che hanno suscitato la curiosità di stappare il Barbacarlo che è fatto da Uva Rara, Croatina e Vespolina.
Barbacarlo è una collina di 4 ettari nel comune di Broni, di proprietà della famiglia Maga da generazioni, qui i suoli sono di tufo e ghiaia, molto diversi da quelli di Torti che sono limosi e argillosi. Lino Maga è purtroppo scomparso a 90 anni nel gennaio del 2022, ora è il figlio Giuseppe a portare avanti la storia di questa cantina fondata nel 1896. Furono gli antenati dei Maga a dare il nome Barbacarlo al vigneto e alla collina, in memoria dello zio Carlo (Barbacarlo in dialetto Pavese).
Giuseppe continua a coltivare queste viti centenarie nel massimo rispetto, senza uso di concimi chimici e diserbanti, aiutato solo da un po’ di zolfo e dall’esperienza contadina.
Per la vinificazione del Barbacarlo le uve vengono raccolte manualmente ed il mosto messo in vecchie botti di rovere dove, senza controllo della temperatura, parte una fermentazione spontanea con lieviti indigeni della durata di 7-9 giorni, poi affina per circa sei mesi sulle fecce fini e successivamente viene imbottigliato.
Degustazione
L’aspettativa è alta, almeno quanto quella di esserne deluso. Solitamente sono critico verso i vini molto conosciuti e molti cari ma in questo caso la fama è circoscritta a una popolazione di amanti del vino abbastanza ristretta ed esperta, o perlomeno così mi sembra. In fondo per una cifra di poco sotto i 100 euro il cliente medio è più propenso ad acquistare un Barolo o un Brunello piuttosto che un vino dell’Oltrepò fatto con uve che molti nemmeno conoscono.
Metterci il naso sopra ha aperto un portale e ribaltato tutto ciò che era arrivato prima con gli assaggi di Uva Rara e Croatina in purezza. Nel Barbacarlo è subito complessità e armonia. Piccoli frutti rossi e neri arrivano accompagnati da note balsamiche d’erbe aromatiche e spezie dosate, sfumano ricordi vinosi di cantina, di vecchi legni e di terra lavorata.
Ci guardiamo e sorridiamo, la sorpresa è tanta, godiamo a rimetterci il naso sopra finché ci arrendiamo alla voglia di assaggiarlo, un impulso quasi erotico per il godimento del palato. Ed è così, la sensazione tattile è di tannini setosi, di una bella acidità che fa vibrare le papille gustative mentre si espande in bocca con equilibrio ed una morbidezza alcolica che abbraccia (15% Vol.). Il retrogusto conferma l’olfatto lasciandosi poi sfumare molto lentamente. Vini come questo danno propriamente il senso al termine di armonia.
Senza girarci intorno dico che quello che ho assaggiato è un vino straordinario. C’era anche il rischio che fosse mosso, ogni annata è diversa e viene indicata la possibilità di una ripresa fermentativa in bottiglia.
Per fortuna nella 2020 non è successo e lo si è visto appena versato nel calice più ampio che avevo disponibile. Col senno di poi mi sono anche convinto che potrebbe essere molto buono anche in versione leggermente frizzante.
Barbacarlo è un vino dalla personalità spiccata, diverso da tutti gli altri e per questo unico. Merita sicuramente d’essere provato, probabilmente in qualunque annata disponibile. La 2020 assaggiata è stata eccellente e si è fatta bere con facilità, ora vorrei trovare il coraggio di prendere una delle due bottiglie rimaste e dimenticarla in cantina almeno fino al 2030 per assaggiarla dopo un decennio. La 2020 è stata una delle ultime annate di Lino, peccato non averlo conosciuto ed aver atteso così tanto nell’assaggiare questo vino. Bisogna che organizzi una gita a Broni.
Ma quanto è bello cambiare idea?, mi ero proprio stancato dei vini frizzanti ancestrali, per non parlare di tutto il mondo del Prosecco che avevo relegato ad un ricordo, poi ti finisce nel calice lo Svelato d’Artista di Mike d’Alto. Con questo rifermentato, blend di uve Glera, Bianchetta e Perera, le mie certezze sono crollate sotto l’incidere di sentori piacevoli che evocano la migliore spumantistica. Innanzitutto si presenta con una bella schiuma ed una persistenza carbonica che spinge i profumi al naso con eleganza. La complessità aromatica unisce note floreali, fruttate di agrumi e pera insieme a note di pasticceria. Vorrei avere dei bigné alla crema da far esplodere nel palato e berci sopra lo Svelato.
Trasmette un gran bella texture in bocca, corpo, freschezza, lunghezza, finale salino e retrogusto che si scioglie in un ricordo di dolcezze. Ogni cosa sembra essere stata dosata e messa al posto giusto. Lo svelato d’Artista (è proprio il caso di dirlo), svela la bellezza dei varietali e sublima il terroir di Conegliano-Valdobbiadene offrendo qualcosa di veramente unico e piacevole. Bravo Mike! Mike Dalto è a Follina (TV).
Eremo dei Sogni è più di un vino: è un progetto condiviso, un esperimento vivo di artigianalità e visione. Nasce da un’idea di Luca Gonzato dell’enoteca “Dipende che vino” specializzata in vini PIWI, in collaborazione con l’amico produttore Simone Dellafiore della cantina Achille Dellafiore (proprietario del vigneto in Valle Versa), e l’enologo Gabriele Valota, esperto di vini PIWI.
Le uve sono di Johanniter coltivate in frazione Tassarole di Montù Beccaria, nel cuore dell’Oltrepò Pavese. Questa prima annata 2024 ha avuto un affinamento di 6 mesi in barrique di acacia non tostata. È stata imbottigliata senza filtrazione, per preservarne integrità e carattere. Sono state realizzate solo 130 bottiglie numerate. La parte rimasta in barrique sarà la base di partenza per un viaggio nel tempo chiamato Metodo Solera che, per chi non lo sapesse, significa togliere ogni anno una parte del vino per imbottigliarlo e rimpiazzarlo nella barrique con vino della nuova annata, si ha così ogni anno una cuvée diversa che contiene una parte delle annate precedenti.
Cercando di essere imparziale nella degustazione posso dire che alla vista è di un giallo dorato brillante. L’olfatto rimanda a freschezze primaverili di fiori ed erbe aromatiche. La scelta della barrique per l’affinamento gli ha donato struttura e complessità. Il profilo è elegante e materico: fiori bianchi, note di miele e fruttate di agrumi e pomacee, con freschezza minerale e profondità.
In bocca è elegante, armonico, con una persistenza che invita alla riflessione, come una passeggiata tra le colline immerse nel silenzio. Il volume alcolico limitato al 12% consente una beva non impegnativa senza tralasciare una struttura che offre spunti di piacevolezza.
Eremo dei Sogni è un vino e un luogo immaginario, in etichetta è riprodotta un’opera di Matteo Favaro realizzata per Dipende che Vino. Se ti venisse la curiosità di assaggiarlo lo trovi esclusivamente in enoteca, da Dipende che Vino a Milano, oppure online su vinipiwi.it
Giovedì 6 novembre 2025 Eremo dei Sogni sarà in assaggio in anteprima in enoteca, dalle ore 16 alle 22 circa – sarà anche l’occasione per brindare ai 2 anni di enoteca – Dipende che Vino, Via Bonghi 12 Milano
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Mi trovi anche sulla Guida:
Visita vinievitiresistenti.it il sito di approfondimento sui PIWI di Dipende che Vino
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